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Eventi a Roma - Teatro Ghione

Si trova in Italia \ Lazio

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Teatro Ghione si trova in via delle Fornaci, a due passi dal Vaticano.
Il Ghione alterna opere teatrali classiche a lavori più moderni: nella programmazione del teatro non mancano mai opere di Wilde, Pirandello, Shakespeare e Goldoni, oltre a concerti musicali.
La sala contiene 468 posti  (Platea 335 posti e Galleria 133) e questo permette di seguire lo spettacolo in maniera comoda e raccolta. Questo teatro è stato fondato e diretto dall’attrice Ileana Ghione, fino alla sua scomparsa, avvenuta il 3 dicembre 2005. L’attrice prendeva spesso parte agli spettacoli, sempre con discrezione e professionalità. Se passate da queste parti e vi piace il teatro vero vi invitiamo ad assistere a uno degli spettacoli in programma.


 

BATTISTI LEGEND

Omaggio a Lucio Battisti con Roberto Pambianchi & band

Una Leggenda, senza confini.

David Bowie, uno che di pop-rock se ne intendeva, espresse più volte la sua stima e la sua ammirazione incondizionata nei confronti di Lucio Battisti (“… della musica pop italiana, mi piace tutto quello che ha fatto Lucio Battisti” e ancora: “Lou Reed e Lucio Battisti sono gli interpreti che preferisco”… ma ancora di più: nel 1974, Mick Ronson, chitarrista di David Bowie, incise un 45 giri con “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi” dal titolo Music is Lethal,  e firmato Battisti-Bowie: musica di Lucio Battisti e testo di David Bowie. Alla domanda di un giornalista inglese: “Lei pone la coppia Mogol-Battisti, sullo stesso piano artistico di Lennon-McCartney”..? Bowie rispose: “Sì, Mogol-Battisti sono sullo stesso livello”…

Luciano Pavarotti, affermò: “Nella sua musica c’è qualcosa che ricorda Puccini”.
Mogol rivelò: “Forse a qualcuno sfugge il fatto che Sir Paul McCartney, abbia quasi tutti i dischi di Lucio Battisti”.

Lucio Battisti, un Mito.

Roberto Pambianchi (voce e chitarra acustica), Davide Papaleo (chitarra elettrica, acustica e cori), Alberto Biasin (basso), Andrea Minissale (piano e tastiere) e Pieluigi Foschi (batteria), dal lontano 2002, insieme, per vivere il vastissimo repertorio del cantautore reatino, con più di 300 Concerti, su tutto il territorio nazionale, registrando spesso, il tutto-esaurito.
E in effetti, è il gruppo più titolato, fra tutte le Cover-Band, ad affrontare il mondo di Lucio Battisti.
Vanta infatti, partecipazioni a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche dedicate a Battisti, tra le quali vogliamo ricordare “Dossier”, storico settimanale di approfondimento della testata Tg2, RAI International, SAT 2000, e un servizio, con intervista, nel 2006, che il TG2 dedicò proprio a Roberto Pambianchi.
Da non dimenticare, la stima e le parole lusinghiere del Giornalista Edmondo Berselli e di Mogol, le collaborazioni con Alberto Radius, e Detto Mariano.
E un premio, il Premio Emozioni (per la voce), ottenuto nel 2013, e consegnato anche a Mogol, Alberto Radius ed Enrico Ruggeri.


ROMA IO TI RACCONTO E CANTO Elena Bonelli

la voce di Roma

Un viaggio musicale nei 150 anni di storia di “Roma capitale d’Italia” che racconta la società e la vita di ogni epoca attraverso le canzoni romane più belle ed il loro background. Roma Capitale e canzone romana sono due binari che viaggiano paralleli dalla loro nascita in poi; dal primo brano musicale “Le Streghe” continuando con i grandi classici come “Barcarolo Romano” di Balzani a “Tanto pe’ cantà” di Petrolini, da “Le Mantellate” di Strehler a “Valzer della toppa” di Pasolini, fino ad arrivare a “Me so ‘mbriacato” di Mannarino e “Passame er sale” di Luca Barbarossa citando i più moderni cantautori di oggi fino al giovanissimo Ultimo.

 


IL ROMPIBALLE con Paolo TRIESTINO e Giancarlo RATTI
Regia PISTOIATRIESTINO

TRAMA
Dopo il grande successo de LA CENA DEI CRETINI, Pistoia e Triestino dirigono un’altra esilarante creazione di Francis Veber: IL ROMPIBALLE. L’intreccio della commedia è travolgente: un aspirante suicida per amore ed un killer si trovano ad occupare due stanze comunicanti in un hotel, il primo per porre fine ai suoi giorni ed il secondo per porre fine ai giorni di qualcun altro dalla finestra della sua stanza. Ma il suo piano sarà sconvolto, appunto, dal “rompiballe” suicida. Attorno ai due protagonisti ruotano altre quattro figure magnificamente tratteggiate dall’autore: la ex-moglie dell’aspirante suicida, il nuovo compagno della medesima, il cameriere dell’Hotel ed uno stravagante poliziotto. Tra risate e colpi di scena, IL ROMPIBALLE riafferma il talento di Veber nel costruire commedie mai banali e capaci di regalare emozioni e grande divertimento.





IL FU MATTIA PASCAL dal romanzo di Luigi Pirandello

con Giorgio MARCHESI

musiche scritte ed eseguite dal vivo da Raffaele Toninelli

La cultura è socialmente un valore indispensabile per le fasi evolutive di un intera popolazione. Luigi Pirandello non è semplicemente uno degli autori più importanti della storia della letteratura e del Teatro, ma rientra nella categoria dei geni. “Il Fu Mattia Pascal” è considerato, per il suo contenuto e per le sue tematiche, uno dei romanzi più importanti dell’Autore ed è stata la sua unica opera, prima dei successi teatrali, a godere di un grande riscontro commerciale. Ne consegue che un appuntamento di tale entità sia fondamentale nell’ambito di una Rassegna Teatrale. La critica ha riservato a questo romanzo un posto in prima fila tra le più belle opere della letteratura di tutti i tempi. Da non dimenticare che “Il Fu Mattia Pascal” è presente nei nostri programmi didattici. E teatralmente parlando è stato uno dei più grandi successi degli ultimi 50 anni, basterebbe pensare ai registi che hanno firmato gli spettacoli. A tale proposito ricordiamo le edizioni memorabili di Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro e Tato Russo.
La cultura è socialmente un valore indispensabile per le fasi evolutive di un intera popolazione. Luigi Pirandello non è semplicemente uno degli autori più importanti della storia della letteratura e del Teatro, ma rientra nella categoria dei geni. “Il Fu Mattia Pascal” è considerato, per il suo contenuto e per le sue tematiche, uno dei romanzi più importanti dell’Autore ed è stata la sua unica opera, prima dei successi teatrali, a godere di un grande riscontro commerciale. Ne consegue che un appuntamento di tale entità sia fondamentale nell’ambito di una Rassegna Teatrale. La critica ha riservato a questo romanzo un posto in prima fila tra le più belle opere della letteratura di tutti i tempi. Da non dimenticare che “Il Fu Mattia Pascal” è presente nei nostri programmi didattici. E teatralmente parlando è stato uno dei più grandi successi degli ultimi 50 anni, basterebbe pensare ai registi che hanno firmato gli spettacoli. A tale proposito ricordiamo le edizioni memorabili di Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro e Tato Russo.


 

ORGASMO E PREGIUDIZIO

di Diego Ruiz e Fiona Bettanini

con Diego Ruiz e Fiona Bettanini

Regia di Pino Ammendola e Nicola Pistoia



La commedia ha già fatto ridere migliaia di spettatori, curiosi di spiare questa coppia di amici che si ritrova a dover condividere il letto di un motel. Da quel letto non scenderanno mai, ma su quel letto affronteranno le loro più intime paure, le reciproche curiosità , le debolezze mai ammesse, e riusciranno a confessarsi segreti e tabù mai pronunciati prima. Il tutto ridendo delle proprie debolezze.

Anche lo spettatore riuscirà a capire finalmente cose che non aveva mai avuto il coraggio di domandare.

Cosa pensano gli uomini della sessualità femminile?

Hanno presente quali siano effettivamente le fantasie delle donne?

E le donne conoscono i piaceri dell’uomo?

Quali sono le tattiche per conquistarlo?

Qualcuno sa spiegare che magia c’è a fare l’amore di prima mattina, con l’alito pesante, la bocca impastata e le caccole agli occhi?

E le posizioni ideali per trovare il punto G?

Ci sono uomini che lo cercano da anni e ancora non l’hanno trovato.

D’altronde mica ci sono dei cartelli! Chi glielo indica poverini?

Nessuna donna ha mai detto ” più su’, più giù, più a destra o più a sinistra”…. Neanche un aiutino!

Ma d’altra parte, può una donna presentarsi così: “Piacere, sono clitoridea, preferisco stare sopra, adoro i baci sul collo e il mio punto G è in fondo a destra!”?

Queste e altre ancora sono le domande che si pongono i due protagonisti nella stanza di un Motel su un grande letto matrimoniale, lenzuola rosse e un’atmosfera piacevolmente piccante. Cosa succederà su quel letto e quante verità verranno a galla, lo scoprirete solo ridendo.


SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

di Luigi Pirandello

con: Felice Della Corte, Silvia Brogi, Gino Auriuso, Francesca Innocenti, Gioele Rotini, Marco Lupi, Titti Cerrone, Luca Vergoni, Andrea Meloni, Jessica Agnoli , Fabio Orlandi

adattamento e regia Claudio Boccaccini

“Sei personaggi in cerca d’autore” è molto probabilmente l’opera più famosa di Luigi Pirandello e, di sicuro, quella che più di ogni altra ne compendia e sintetizza le tematiche, i climi, le suggestioni. L’opera debuttò nel 1921 e il pubblico rimase talmente sconcertato che alla fine dello spettacolo contestò violentemente lo stesso autore presente in sala al grido, come si sa, “Manicomio! Manicomio!”. Oggi, a distanza di un secolo, in una società profondamente mutata, è lecito chiedersi cosa rimanga di scandaloso, di disorientante, di sorprendente in quest’opera. Si può escludere sicuramente il meccanismo del “teatro nel teatro”, ormai trito, visto e rivisto. Anche il linguaggio, che può anzi risultare oggi spesso ridondante, prolisso, barocco, specchio di una certa “italietta” prefascista piccolo-borghese, ormai poco funzionale a una moderna visione dell’azione e comunicazione scenica.

Quello che continua a stupirci e appassionarci in questa grande opera è altro. Tanto altro. Il “plot” ad esempio, che in Pirandello è sempre geniale, avvincente, appassionante e in questo caso anche ricco di colpi di scena; e poi lo scavo nella desolazione e nelle trappole dell’animo umano; e poi ancora la messa a confronto, impietosa, tra una concezione del teatro stanca, annoiata, routinier – che ha i suoi rappresentanti nel gruppo della “compagnia”, capocomico e attori – e la verità feroce e vibrante della teatralità vitale e ardente nei “personaggi”.

Ecco, in questo soprattutto è continuamente ribadito un concetto tanto caro a Pirandello: quanto i personaggi, frutto della fantasia di un autore, siano più vivi e veri delle persone reali. Talmente vivi e veri che invaderanno un giorno il palcoscenico di un teatro interrompendo, con un colpo di scena, la prova di una compagnia e dando inizio così a un’opera considerata a ragione un testo capitale della drammaturgia universale.

Claudio Boccaccini

 


CARA ANNA MAGNANI
con Caterina Costantini, Carlo Ettorre ed Emiliano Ottaviani
Drammaturgia e Regia di Caterina Costantini

TRAMA
“Cara Anna Magnani …” non è una biografia di Anna Magnani ma piuttosto una libera collocazione di frammenti non ordinati cronologicamente ed assemblati al di fuori di ogni logica narrativa.
Lo stacco musicale, il flash interpretativo, lo spot ricavato da brandelli di vita vissuta si impongono sulla “storia” e fanno sì che il racconto proceda per analogie e digressioni esistenziali, brani del repertorio della Magnani, trascrizioni teatrali di passaggi cinematografici, canzoni e parodie prese dal mondo della Rivista.

Vi trovano spazio anche poesie, ricordi, giudizi, dedicati all’attrice da registi e scrittori come Eduardo De Filippo, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti.

Roma fa da sfondo al mito sempreverde della Magnani: ma la Magnani non è soltanto Roma; la Magnani è la Francia de “La carrozza d’oro” di Renoir, è l’America di Tennessee Williams, è la personificazione della Grande Madre Mediterranea.
Ecco: quella Magnani che incuteva un certo rispetto prossimo al disagio a Fellini è la Magnani del mito mediterraneo, è la zingara, la Carmen, la Lupa verghiana, la ferina Assunta Spina, è la donna forte vicina a Filumena Marturano, è la creatura volitiva che ricorda le madri del profondo Sud; è l’invincibile matriarca terragna che rappresenta le radici del nostro vivere quotidiano

 


MILVA – DONNA DI TEATRO

con Gennaro Cannavacciuolo

Uno spettacolo che non traccia la biografia di Milva, ma presenta l’artista in due grandi blocchi tematici attraverso gli autori e registi che sono stati ispirati da lei nell’arco di oltre 50 anni di una carriera e successi internazionali straordinari.
L’amore e tutte le sue svariate sfaccettature scandiscono il primo tempo attraverso i testi e le musiche di Bevilacqua, Patroni-Griffi, Morricone, Vangelis, Mikroutsikos, Battiato, Faletti, Iannacci, Strehler, Brecht e Kurt Weill. Un primo tempo dominato da tinte blu notte, dove i momenti storicamente ed artisticamente più coinvolgenti sono contrassegnati da proiezioni video di Milva in dissolvenza con quelle, tra molte, di Romy Schneider, Silvana Mangano, Tino Carraro e Adolf Hitler (la deportazione vista da Brecht): una serie di effetti video e luci ricercati, frutto di un lungo lavoro di ricerca fotografico e videografico.
Si passa quindi dalle ultime tinte fosche brechtiane del primo tempo al rosso-bordeaux del secondo tempo caratterizzato da un unico denominatore: la passione, laddove Edith Piaf, Alda Merini, Evita Peron ed Astor Piazzolla dominano la scena. In un climax di crescente tensione emotiva scorrono melodie, immagini e ricordi fino al momento dell’inevitabile congedo: la cornice del racconto si completa chiudensosi con la lettura dell’ultima parte della lettera di addio di Milva, culminante con “Balada para mia muerte” di Piazzolla.


 


MINCHIA SIGNOR TENENTE

con Antonio Grosso, Natale Russo, Antonello Pascale
regia Nicola Pistoia


TRAMA
Sicilia 1992, in un piccolo paesino dell’isola c’è una caserma dei carabinieri, posta su un cucuzzolo di una montagna.
I nostri militari(ognuno proveniente da una regione diversa italiana) affrontano la quotidianità del paesino oramai in cui la cosa che turba di più la gente del posto è il ladro di galline (una volpe!!).
Tra sfottò, paradossi, un matto che denuncia sempre cose impossibili e situazioni personali(Uno dei militari è fidanzato con una ragazza del posto, e la legge lo vieta!!) i ragazzi si sentono parte comune di una famiglia, un’unica famiglia.
L’arrivo di un tenete destabilizzerà l’unione dei 5 carabinieri.
Minchia Signor tenente è la commedia cult degli ultimi 8 anni, si parla di mafia ma in maniera totalmente comica e originale, si ride tanto e alla fine si riflette.
Minchia signor Tenente è uno spettacolo che nasce nel 2008, scritto da Antonio Grosso a soli 23 anni, è stato replicato per 370 volte(La 400 verrà festeggiata l’anno prossimo a Roma)
Visto da circa 70 mila spettatori è uno dei spettacoli cult degli ultimi anni, 10 anni di seguito a roma, 8 anni di seguito a Torino e per 3 volte a Milano.
E’ stato visto anche da circa 5 mila studenti.
Minchia signor tenete ha vinto anche il premio cerami (come miglio drammaturgia contemporanea) e sullo stesso spettacolo è stata scritta una tesi di laurea dal titolo “Il teatro come strumento educativo per la promozione della legalità”.


 


CARMEN
ROSSELLA BRESCIA in CARMEN
testi, regia e coreografia di Luciano Cannito musica di George Bizet e Marco Schiavoni
con
i solisti della Roma City Ballet Company e l’attore Massimo Zannola

TRAMA
Un gruppo di profughi sbarca a Lampedusa dopo un viaggio allucinante, sfruttati dallo scafista “Escamillo” e braccati dalle forze dell’ordine comandate dal severo maresciallo dei Carabinieri “Don Josè”.
L’amore travolgente tra Carmen e Don Josè, il tentativo di quest’ultimo di piegare il fiero spirito ribelle della sua amata ad una vita perbene, fatta di routine, belle passeggiate e tanta televisione. La passione si trasforma in noia, solitudine, angoscia. Carmen, non sa e non può vivere in una gabbia di mediocrità.

Fugge e torna dai suoi amici al campo profughi. Fugge tra le braccia di Escamillo, ben consapevole di quello che l’aspetta…

La potenza della musica di Bizet è riuscita a far diventare il nome “Carmen” un archetipo universale della cultura dell’Occidente.
Dire Carmen è un po’ come dire passione estrema, voluttà, forza e istinto.
Carmen è il sole dei Sud, la felice disperazione di possedere solo se stessi e la propria libertà.

La mia Carmen è forse semplicemente questo. Immaginata nell’isola di Lampedusa, isola del Sud per la ricca e annoiata Europa, mitico Nord per centinaia di disperati e profughi in fuga chissà da dove e chissà per quanto tempo.
Don Josè è il potere, Escamillo il successo, Carmen la libertà.

Storie, del resto, sotto i nostri occhi dalla mattina alla sera.

Carmen può essere oggi una siriana, un’afghana, una pakistana, una sudanese e non ha paura di rischiare tutto per la propria libertà. E’ una giovane donna che, come una leonessa, sa di possedere forza, bellezza, potenza e libertà. Carmen sa di essere ricca di quella ricchezza che non si può comprare.

E’ invece Don Josè ad essere un poveraccio imbrigliato nella sua burocratica e sicura armatura di maschio occidentale ad avere tutto da perdere contro chi non ha nulla da perdere.
E poi c’è Escamillo dell’Opera di Bizet. Il grande torero. Il “macho”, diremmo noi oggi. Straordinario ritratto anche questo, di personaggio archetipo. L’uomo del successo, l’uomo della gloria effimera. Tutto sommato l’uomo della superficialità.

La storia di Carmen termina con la morte di Carmen, ma il vero perdente è Don Josè che resta vivo, ucciso però nell’anima, nella fede e nella speranza.
Ce lo racconterà di persona il vecchio maresciallo dalla sua galera del corpo e dell’anima, rivedendo come in un film la sua unica grande storia d’amore, i suoi errori, il suo orgoglio di animale ferito.